mercoledì 5 agosto 2009

Centodonnecentobici

In bicicletta contro la militarizzazione dei territori
Dal 24 al 29 agosto 2009 a Napoli pedaleranno per la città, toccando i punti militarizzati, donne vicentine, trentine, e napoletane. Un cicloviaggio al femminile che si propone di promuovere pace e nonviolenza nei territori militarizzati italiani. Nato dell’esperienza del 2008 di donne vicentine che hanno percorso la Sicilia in bicicletta per una quindicina di giorni. Organizzanto col Comitato Pace e Disarmo napoletano e col sostegno dei Cicloverdi, sarà una occasione per incontrare associazioni, gruppi e confrontarsi su pace, solidarietà, giustizia sociale, stereotipi di genere.



Conferenza stampa Martedì 24 agosto e poi tutti a pedalare…

Per informazioni e adesioni:
tel 346.7463942 (vania); tel 3337361675 (angelica)
mail centodonnecentobici@gmail.com;
siti web: centodonnecentobici.wordpress.com ; www.pacedisarmo.org

Controponte dell'8 agosto


Manifestazione 8 Agosto 2009
Ore 18.00 Piazza Cairoli - MESSINA
Contro il Ponte e per la tutela dei territori

qui notizie, documenti, adesioni

Questa terra è la mia terra?

Un interessante articolo sulla rivista on line "la Voce" torna sul tema delle norme per il riconoscimento della cittadinanza, ai nati o ai consanguinei? L'articolo, intitolato "Immigrazione, inclusione e cittadinanza", è di Graziella Bertocchi e Chiara Strozzi. Il confronto tra diversi sistemi legislativi e le prospettive in Italia (dove vale la consanguineità e il decreto sicurezza ha aggiunto nuovi vincoli) mostrano come stia prevalendo in molti paesi un orientamento restrittivo su questo diritto, il più fondamentale di tutti, almeno per la democrazia.

Licenziati in "sicurezza"

Inceneritore di Acerra, licenziati “manu militari” 33 operai

1 Agosto 2009, NAPOLI - Il termovalorizzatore di Acerra diventa off limits per 33 operai: dalla sera alla mattina tutti licenziati. A consegnare le lettere di ‘‘risoluzione del rapporto di lavoro” un maresciallo in anfibi e mimetica. Ché l’impianto mangia- rifiuti è presidio militare. Ma la verità sta nel fatto che la Elettra Energia, la società novarese che gestisce l’inceneritore e cui fanno capo gli operai, si è sentita più sicura se fosse stato un militare a fronteggiare i licenziati; non si è voluto esporre il management al rischio di intemperanze. Che in verità non ci sono state, tanto è risultata stordente la notizia per quanti, da 8 anni, sia di giorno che di notte hanno prima montato l’impianto e poi fatto funzionare.
Pasquale Pignatiello, 24 anni, l’altro ieri sera ha salutato moglie e figlio per andare al lavoro; sarebbe stato di guardia al settore ‘‘Fossa scorie”, un catinone nel quale precipitano tutti i residui ferrosi o di metallo che l’inceneritore non brucia; al proprio settore Pasquale non ci è mai arrivato. «Avrei dovuto montare alle 23», ricorda, «dopo cinque minuti avevo in mano la lettera di licenziamento».
E con le stesse modali tà è stata consegnata a tutti gli altri 32 operai, a seconda dell’orario di arrivo. «Sono entrato - riprende - ho passato il badge nel marcatempo e subito dopo mi si è fatto davanti un maresciallo che mi ha chiesto di consegnarli il tesserino ».
I 33 operai, quasi tutti napoletani, per la maggior parte con famiglia a carico ora si sentono traditi e illusi dalle promesse fatte nelle scorse settimane dal prefetto ai sindacati sul loro futuro occupazionale. «L’accordo - spiega Pignatiello - prevedeva che fino al 15 settembre non ci sarebbero stati né licenziamenti, né nuove assunzioni. Così, invece, è una beffa. Il prefetto aveva anche promesso un incontro con il sottosegretario Guido Bertolaso per chiarire la nostra situazione ».
Perché ‘‘il rapporto di lavoro sarà contestualmente risolto”, come si legge nelle lettere? I lavoratori hanno riferito che il termovalorizzatore a breve sarà gestito dalla A2A, la multi utility nata il primo gennaio 2008 dalla fusione tra Aem Milano e Asm Brescia, allorquando la Elettra Ener gia avrà terminato la fase di commissioning (avvio e collaudo dell’impianto)
I tagli effettuati dall’azienda sarebbero, secondo gli stessi lavoratori, di circa il 70 per cento dell’intero organico. Qualcuno al lavoro è rimasto, ma - dicono - semplicemente per completare l’affiancamento degli addetti che porterà A2A, alla fine andranno via anche loro.
«Perché l’azienda - riferisce Pignatiello - ha detto che assume chi vuole». Il giovane napoletano perderà 1.600 euro di stipendio; tre giorni sull’impianto e uno di riposo. «Il nostro capo del personale - ha spiegato - che pure avevamo visto la sera prima, ci ha raccontato che non era a conoscenza dei licenziamenti, ma che è stata una decisione presa direttamente a Novara dove ha sede l’azienda. Le lettere ci sono state consegnate dai militari. Una procedura alquanto anomala e che ci lascia perplessi e amareggiati. Molto probabilmente l’azienda temeva una nostra reazione, ma noi siamo gente pacifica e lo abbiamo dimostrato anche con le proteste delle scorse settimane».
Lunedì gli operai avranno un incontro con i propri delegati sindacali, per martedì è prevista una manifestazione di protesta davanti ai cancelli del termovalorizzatore. Pacifica annunciano. E piena di amarezza.

(fonte: corrieredelmezzogiorno.corriere.it )

lunedì 3 agosto 2009

Più che un esodo è un Exodus

di Marino Niola
Il Mattino 02/08/2009

Una migrazione coatta. File di profughi del tempo libero in marcia verso la terra promessa del fresco. Verso uno scampolo di paradiso delle vacanze da afferrare in zona Cesarini. Un esorcismo contro la crisi che fotografa l’immagine di un paese sotto stress. Perché si tratta di uno scongiuro collettivo che non ha nemmeno la forza per sdrammatizzare la situazione. Per indorare la pillola. Non è nemmeno un liberatorio «vaffa» lanciato contro le ristrettezze obbligate, i sacrifici annunciati, i pronostici cupi delle Cassandre dell’economia. Insomma non è una partenza da poveri ma belli. Ma da italioti sull’orlo di una crisi di nervi. Perché lo spettro della crisi incombe su tutto e tutti. L’autogrill, la pompa di benzina, la reception dell’albergo, l’imbarco dei traghetti, le autostrade intasate si riempiono dei nostri fantasmi. Diventano i nostri spalti del castello di Elsinore. Ma se all’attonito e dubbioso Amleto appare il fantasma del padre che gli ricorda i suoi doveri, a noi, smarriti eroi del «vorrei ma non posso», appaiono ovunque i fantasmi del «low cost» e del «last minute». Che ci fanno venire un dubbio, quello sì amletico. Ma perché proprio oggi? E soprattutto che ci faccio qui? Insieme a milioni di deportati, tutti rigorosamente in pinocchietti e ciabattone, che probabilmente si fanno la nostra stessa domanda? Recitando uno sconsolato «essere-o-non-essere» di massa. Senza risposta. E senza possibilità di redenzione vacanziera. La folla solitaria che ingorga le autostrade, e che si è lanciata quasi all’unisono in una rincorsa collettiva, come i cavalli alle gabbie di partenza, ha qualcosa di sciatto, di coatto. Che ci rimanda l’immagine di un’Italia sbracata e rabbiosa, impaziente e isterica.
Una folla all’insegna del «mors tua vita mea». Sempre meno capace di contenersi e di comportarsi. E soprattutto sempre più convinta che la buona educazione, il rispetto, il civismo siano ormai dei beni voluttuari che non possiamo più consentirci. Perché quando il gioco si fa duro sono i duri e i celoduristi, in senso lato, che cominciano a giocare, e spesso finiscono anche per vincere. Un’Italia popolana, ma non popolare. Perché in questo arrembaggio alla nave delle ferie si fa fatica a trovare traccia di quella gentilezza senza etichetta, di quella solidarietà spontanea, di quella umanità semplice e senza pretese che sono state il vero valore aggiunto dell’Italia che fu. E che, povera di tutto, tranne che di affetti, di speranze e di sogni ebbe la forza di compiere il miracolo economico. Trasformando un paese arretrato e contadino in una nazione civile e moderna. Con sacrificio e con misura. Senza arroganza e senza supponenza. Anche nella scelta della vacanza, nel modo di spendere il proprio tempo e il proprio denaro. Mentre noi, figli di una modernità senza sviluppo, minacciati dalla secessione leggera, angosciati dallo spettro che il meritato riposo si trasformi in disoccupazione al ritorno dalle ferie, non rinunciamo ad uno stile di vita che non riusciamo a sostenere. E che inseguiamo un po’ scompostamente. In ordine sparso, ma con obbedienza conformistica al timer dei consumi. Che ormai ha sopraffatto quello dei bisogni. Col risultato di aggiungere alle ansie del lavoro anche quelle delle vacanze. Un doppio concentrato di stress che ci fa comportare come fagottari senza allegria.