
mercoledì 28 maggio 2008
Pasquale Coppola
La figlia Alessandra ha voluto leggerci, in un ricordo vivo del papà, la poesia di Brecht "Prima vennero gli zingari" ...
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perchè rubacchiavano
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perchè mi stavano antipatici
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perchè non ero comunista
Un giorno vennero a prendere me
e non c'era rimasto nessuno a protestare
....e ha concluso il suo ricordo con una promessa: noi rimarremo a protestare! il cantiere dedica a Pasquale Coppola, con questa poesia, la stessa promessa
martedì 27 maggio 2008
Valore dei rifiuti e cura del territorio
INCONTRO ALLA MUNICIPALITA’ VOMERO – ARENELLA
Mercoledì 28 maggio alle ore 16.30 nella sala consiliare della Municipalità si terrà un incontro promosso dalle Donne in Nero di Napoli su:
VALORE DEI RIFIUTI E CURA DEL TERRITORIO
in cui si presenteranno esperienze di comitati campani per il riciclaggio dei rifiuti e la raccolta “porta a porta” e si avanzeranno richieste e proposte alla Municipalità.
Interventi:
Elena Coccia - avvocatessa del Foro di Napoli
Rosanna Leone – rappresentante del Comitato 29 agosto di Acerra
Maria Rosaria Mariniello – rappresentante delle Donne in Nero di Napoli e del Coordinamento Comitati Area Flegrea
Coordinamento: Renata La Rovere - Donne in Nero di Napoli
La Municipalità è in via Morghen, 84, ed è adiacente alla stazione della funicolare di Montesanto.
Donne in Nero – Napoli
Repubblica ammette
PRIMA PAGINA E NON CHIEDE SCUSA A BEPPE GRILLO!
Mi diverto. E' ormai chiaro che dentro i giornali italiani si combatte
una battaglia durissima tra i direttori e un pugno di giornalisti che si
rifiutano di tacere sempre e comunque. Così abbiamo delle piccole
soddisfazioni: alcune notizie bomba finalmente vengono pubblicate. Non
le vedete in prima pagina, non hanno titoli a 9 colonne, non sono
correlate da interviste e commenti. Però le notizie escono. Ad esempio
vengono pubblicate sul numero 1052 del Venerdì di Repubblica (16 maggio)
a pagina 90 (coincidenza o magia alchemica il fatto che la paura nella
Smorfia napoletana corrisponde al numero novanta?). Ecco l'articoletto,
secco secco. Un grande pezzo di sintesi giornalistica, probabilmente
contrattato parola per parola in riunioni infuocate dei caporedattori,
oppure sfuggito per errore alla penna rossa dei censori… Questo articolo
credo che alla fine sia uscito perchè protetto dalla Divina Provvidenza
in persona, è comunque stato stampato, nero su bianco, e ci dice che 435
(QUATTROCENTOTRENTACINQUE) ricerche scientifiche internazionali provano
un aumento di tumori e nascite malformi spaventoso in prossimità dei
termovalorizzatori. Senza commento. Senza due righe di scuse verso il
povero Beppe Grillo accusato con ogni tipo di cattiveria dalle colonne
dello stesso giornale per essersi permesso di dire esattamente la stessa
cosa: gli inceneritori puoi anche chiamarli termovalorizzatori ma ti
ammazzano comunque. Una nota stilistica che permette di capire appieno
il meccanismo perverso utilizzato dai media per rendere di scarso
interesse notizie di importanza capitale. Il titolo può essere un modo
per indurre le persone a leggere un articolo oppure a non leggerlo. Se
questo articolo fosse stato: "Aveva ragione Grillo gli inceneritori
uccidono!" Avrebbe destato grande curiosità. Allora lo hanno intitolato
in modo tale da tagliargli le gambe: "Emissioni: Una ricerca francese
sottolinea il rapporto diossina-cancro. QUANDO LA SALUTE SE NE VA IN
FUMO (TOSSICO). Capisci l'astuzia: non ti dice che le ricerche sono 435,
come viene specificato poi nell'articolo. Non si pronuncia la parola
proibita INCENERITORE. Si parla di EMISSIONI… Termine vago come la
melma. Questa tattica in effetti funziona. I lettori accorti dicono:
"Però alla fine Repubblica le notizie le dà!" E continuano a comprarla.
Mentre il 95 per cento dei lettori, un po' meno attenti, non si accorge
di quella notizia così imbarazzante. Prova ne è che sono passati 5
giorni dall'uscita del Venerdì e se cerchi sul web: "diossina istituto
statale di sorveglianza sanitaria francese", non trovi niente a
proposito di questa colossale notizia! E non trovi niente neanche se
digiti "diossina 435 ricerche PubMed".
Comunque giudica tu: ecco il testo integrale: "Nelle popolazioni che
vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato
riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento. Lo dice
una ricerca, resa pubblica dall'istituto statale di sorveglianza
sanitaria francese, l'ultima delle 435 ricerche consultabili presso la
biblioteca scientifica internazionale Pub Med (www.ncbi.nim.nih.gov
dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla
combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola
deve la sua micidiale azione ala capacità di concentrarsi negli
organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a "inceppare" uno
dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le
alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni
neonatali." (Il pezzo non è firmato ma sta all'interno di una specie di
box dentro un articolo di Arnaldo D'Amico). Spero ci si renda conto
dell'importanza dell'ufficializzazione di una simile notizia: e ti
invito quindi a farla girare e ripubblicarla sul tuo sito. Se riusciamo
a far sapere a molti italiani come funziona questo giochetto
dell'informazione ridimensionata (non censurata, non libera,
omogenizzata) potremmo creare qualche altro problema ai signori dei
giornali. Loro ormai lo sanno che chi legge i quotidiani poi va su
internet… FACCIAMOLI PIANGERE! CITIAMOLI A MARTELLO OGNI VOLTA CHE PER
SBAGLIO DICONO LA VERITA'. (Usare la forza dell'avversario per farlo
cadere).
domenica 25 maggio 2008
“RIFUGIATI IN CAMPANIA l’impatto della nuova normativa in materia d’asilo”
Il CIR - Consiglio Italiano per i Rifugiati, in collaborazione con la Regione Campania e la CGIL Napoli, ha organizzato il Seminario “RIFUGIATI IN CAMPANIA l’impatto della nuova normativa in materia d’asilo”, che si terrà a Napoli il 29 maggio p.v., dalle 9.30 alle 14.00 , presso la Sala Armieri di Palazzo Armieri.
continua...
giovedì 15 maggio 2008
Napoli non è solo monnezza e razzismo
(Fonte: Corriere del mezzogiorno)
... continuo a sognare un mondo dove al centro ci sono i bambini, le scuole, le comunità vive e vegete e non le Borse o le Banche ! (Vincenzo Altomare)
mercoledì 14 maggio 2008
TEATRO: IN SCENA ANCHE MORTI BIANCHE
(AGI) - Napoli, 14 mag. - Trattamento di fine rapporto, scritto ed interpretato da Rosalba Di Girolamo per la regia di Giovanni Meola, e' lo spettacolo che chiude la prima edizione dei Teatri della legalita'. La messinscena, che tratta il drammatico ed attualissimo tema delle morti sul lavoro, e' in programma al Teatro Gelsomino di Afragola, nel napoletano. La vicenda e' quella di Annamaria Mercadante e Giovanna Curcio, le due operaie di 49 e 15 anni morte di asfissia nell'incendio divampato il 5 luglio 2006, in una fabbrica di materassi a Montesano sulla Marcellana, in provincia di Salerno. Lo spettacolo, scritto sulla base delle testimonianze di numerose persone direttamente coinvolte nella tragedia, ricostruisce il drammatico episodio e diventa ulteriore strumento di denuncia contro il fenomeno delle "morti bianche". "Si tratta - sottolinea l'autrice - di uomini e donne che ogni mattina escono di casa per andare a lavorare, ignari di non riuscire a piu' a farvi ritorno perche' vittime silenti di uno schiacciante sistema di sfruttamento e di precariato. L'obiettivo del testo teatrale - aggiunge e conclude Rosalba Di Girolamo - e' di favorire momenti di discussione e riflessione su questo tema che, nonostante la sua straordinaria attualita', non trova ancora i dovuti spazi di discussione ne' tra i media ne' nella societa' civile". (AGI)
sabato 10 maggio 2008
Storia di una scelta sbagliata
Istituzione del Parco Metropolitano delle Colline
Maggio 2008
Individuata discarica nel territorio del Parco Metropolitano delle Colline di Napoli
Storia di una scelta sbagliata
Domani 8 Maggio, ore 12, il Presidente dell'Ente Parco metropolitano delle Colline di Napoli Arch. Agostino Di Lorenzo terrà una conferenza stampa presso l'hotel Mediterraneo, via Nuova Ponte di Tappia 25 , Napoli. L'iniziativa tende a ribadire il No all'apertura di una discarica di rifiuti nel cuore della collina dei Camaldoli, unico polmone verde di Napoli ed ultimo pezzo incontaminato di una città che ha il diritto, insieme ai suoi cittadini, ad un futuro di normalità.
Si invitano gli organi si diffusione locale e nazionale a partecipare.Napoli, 7 maggio 2008
Il Presidente
Arch. Agostino Di Lorenzo
venerdì 9 maggio 2008
gridas
Convegno Caserta
comitato civico i municipalità
dal Comitato civico della I municipalità e altre associalzioni Gestione rifiuti
Incontro delle istituzioni locali con il commissario De Gennaro e con i cittadini
varie
Delegazione tibetana in Cina
Martini: il futuro dei rifiuti in Toscana
da ManagerZen
Il giorco dei rifiuti
like a man: una mostra a Bologna
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Ivan Fijoli;, Nicola Gobbetto, Kati Heck, Jani Ruscica, Federico Spadoni
a cura di Elisa Del Prete
inaugurazione venerdì 9 maggio 2008, ore 19
10 maggio - 11 luglio 2008
agenzia04, via G. Brugnoli 19/C, Bologna
agenzia04 inaugura venerdì 9 maggio alle ore 19 la mostra collettiva like a man, prima tappa di un progetto espositivo a cura di Elisa Del Prete dedicato alle nuove declinazioni dell’identità maschile. I cinque artisti invitati, Ivan Fijoli, Nicola Gobbetto, Kati Heck, Jani Ruscica e Federico Spadoni, tutti appartenenti alla stessa generazione, presentano, ognuno con le proprie peculiarità, cinque approcci ad un’identità maschile contemporanea in cui si afferma la caduta di un eroe ormai fuori uso, padre e soldato di una tradizione patriarcale o modello mediatico da agente segreto, che non corrisponde più allo sviluppo autentico di un’individualità che invece va oggi affermandosi.
L’uomo, negli ultimi decenni, dopo l’azione femminista degli anni Settanta, si è confrontato in modo diverso con le antiche gerarchie che lo volevano sesso “forte”, fisicamente e intellettualmente per liberarsi da un modello di mascolinità definito da valori imposti e vincolanti quali la virilità e l’invincibilità, il distacco dalle emozioni e la maturità. Il modello del supereroe, del Superman nobile e al tempo stesso invulnerabile è venuto a mancare e, insieme a lui, gli esempi più autentici dei padri, avvertiti dalle nuove generazioni come lontani, veicolo di aspettative e valori dissonanti rispetto all’attuale contesto storico e culturale.
La mostra like a man, alla sua prima tappa, l’INIZIAZIONE, riflette in particolare sulla condizione di una generazione di giovani uomini che, alle prese con il difficile passaggio al mondo degli adulti, si libera dai vecchi codici di comportamento, dettati da una cultura che definiva le posizioni di maschio e femmina, uomo e donna, per cercare nuovi modelli, siano essi molteplici o nessuno, in grado di corrispondergli in modo autentico.
Nicola Gobbetto (Milano, 1980) e Ivan Fijoli (Zagabria, 1979), scelgono di prendersi poco sul serio servendosi del gioco e dell’immaginario infantile per recuperare quei miti cui ci si rapportava da bambini in modo del tutto inconsapevole e onesto, punti di partenza per definire la propria identità.
Nicola Gobbetto, uno degli artisti italiani più promettenti, con all’attivo la partecipazione a diverse mostre in gallerie e musei tra cui, nel 2007 il Premio Furla per l’Arte a Villa delle Rose a Bologna, presenta un lavoro inedito, una scultura a parete di specchio che fa da sfondo ad una partita di Tetris. Lo specchio, simbolo di vanità e narcisismo è complice di uomini che cercano conferma della loro identità, a cui però lo specchio restituisce una immagine alterata, infantile e stonata che, secondo gli schemi del gioco, non coincide con la realtà.Ivan Fijoli, artista croato presente in diverse collezioni pubbliche in Serbia (nel 2006 ha partecipato alla 12° edizione della Biennale) e Croazia (a Zagabria è stato ospite speciale alla Triennale di Scultura) presenta due dei lavori in cuoio dalla sua serie inspirata ai “Supereroi”.
Il lavoro di Federico Spadoni (Bologna, 1979) e di Jani Ruscica (Savonlinna, 1978) riflette la personale condizione di “adulto” in quanto figlio di certi avvenimenti e circostanze, erede di certe consuetudini. Il rapporto patriarcale e nello specifico quello tra padre e figlio maschio, determina e influenza la crescita del ragazzo, ma ciò che cambia oggi è lo scarto molto forte che le ultime generazioni percepiscono rispetto ai propri padri o ai propri nonni. Le tradizioni non sono più vissute come un sapere da tramandare bensì come patrimonio assolutamente lontano, certo affascinante, ma del tutto incapace di comunicare un sapere ai suoi eredi.
Federico Spadoni, bolognese ma da tempo residente a Parigi, dove ha frequentato l’Ecole des Beaux Art come allievo di Giuseppe Penone, ha recentemente terminato la Mountain School of Art di Los Angeles fondata da Eric Wesley e Piero Golia. Il suo lavoro è strettamente autobiografico, ma proiettato al tempo stesso su una dimensione storica contemporanea da cui attinge per indagare i valori di una società in trasformazione. In occasione della mostra presenta un secondo inedito lavoro da una serie iniziata recentemente a Los Angeles in cui uno specchio diventa opera e supporto fotografico attraverso la sua scansione, per un’immagine che si duplica e annulla al tempo stesso.
Jani Ruscica, videomaker diplomato presso il Chelsea College di Londra, dove ha già partecipato a diverse collettive oltre ad essere stato finalista nel 2006 per il premio Cartier alla Frieze Art Fair, presenta Swan Song, un video in cui la rumorosa tradizione della sua famiglia, originaria della Sicilia, s’incontra col silenzio della stanza dell’artista, mentre un Pupo siciliano duella stanco e solitario su un fondo bianco in cui il rumore delle sue giunture non trova alcun applauso.
Kati Heck (Düsseldorf, 1979), artista già affermata a livello internazionale con una mostra attualmente in corso al Museum Het Domein di Sittard in Olanda e una personale alla Mary Boone Gallery di New York da poco conclusa, è presente per la prima volta in Italia con due lavori inediti appositamente realizzati. Unica presenza femminile in mostra, gioca ad infrangere le regole della rappresentazione maschile lavorando alla creazione di nuove possibilità d’immaginario in cui viene meno ogni stereotipizzazione d’appartenenza e definizione. L’uomo di Kati Heck, protagonista di una nuova mitologia moderna assolutamente enigmatica che prende vita dalla superba abilità grafica dell’artista, vive di contraddizioni, smarrisce i suoi ruoli e ne acquista dei nuovi, perde i suoi attributi mentre il suo corpo si arricchisce di nuove estensioni e la sua condotta di nuovi gesti e ritualità.
Sono due le cause che hanno portato all'emergenza cibo

09/05/2008
Gli interventi che mi hanno preceduto su ilsussidiario.net hanno già ampiamente sottolineato che il forte aumento dei prezzi di alcuni prodotti agricoli, che costituiscono la base alimentare di gran parte della popolazione mondiale, apre un problema di “emergenza cibo”: un crescente numero di persone, in particolare in paesi e regioni povere, non hanno accesso ad una sicura base alimentare. E’ stato evidenziato (vedi l’intervento di Emilio Colombo) che alla base di tale aumento vi sono fattori congiunturali, ad esempio il rilevante aumento dei costi di produzione dovuti ad aumenti nel prezzo del petrolio, fattori di carattere speculativo e fattori legati a decisioni politiche protezionistiche da parte di taluni paesi che per ragioni strategiche impediscono l’esportazione delle eventuali eccedenze di tali beni. Vi sono anche fattori strutturali di carattere economico fra cui, decisivo, quello del mancato progresso tecnologico agricolo negli ultimi decenni: la “rivoluzione verde” avvenuta negli anni Sessanta/Settanta in alcuni paesi (con l’introduzione di nuove tecnologie) non ha avuto ulteriori ondate di simile rilevanza, né è stata introdotta in molti altri paesi.
Nel mio intervento intendo toccare temi più di tipo strutturale che eccedono la questione attuale dell’emergenza alimentare e soprattutto insistere sulla dimensione sociale e istituzionale di queste stesse tematiche. Sui problemi di emergenza tornerò solo alla fine. Vorrei partire da un apparente paradosso. Se un settore perde produttività rispetto ad altri settori e la domanda dei suoi prodotti non diminuisce, i prezzi dei beni che produce dovrebbero aumentare in termini relativi (se si vuole è la versione “agricola” del Baumol Disease nei servizi urbani: se la produttività di questi servizi diminuisce relativamente a quella del settore industriale, i prezzi relativi di tali servizi aumentano, posto che la domanda degli stessi – legata alla dimensione urbana – non diminuisce). E’ successo il contrario. Benché la domanda di beni alimentari di base non sia diminuita a livello internazionale, per decenni i prezzi di tali beni (che pure non venivano prodotti con tecnologie che ne riducevano il costo) sono rimasti al palo, anzi sono diminuiti e hanno perso “potere d’acquisto” rispetto ad altri prodotti, rendendo relativamente più poveri (quando non erano protetti da misure di compensazione) i produttori agricoli, perché sia la stagnante produttività, sia i prezzi in diminuzione che generavano rilevanti perdite di potere d’acquisto, ne riducevano le remunerazioni. Solo nell’ultimo periodo, per i sottolineati fattori congiunturali, è successo il contrario.
Ritengo che le ragioni che hanno condotto a ciò siano sostanzialmente due. La prima riguarda le note politiche protezionistiche dei paesi sviluppati, che hanno contribuito a drogare la domanda internazionale di tali beni, mantenendone bassi i prezzi. La seconda è che il settore agricolo, negli stessi paesi in sviluppo, è stato spesso la cenerentola delle preoccupazioni politiche. Non vi è testo di economia dello sviluppo che non sottolinei come le preoccupazioni di molti governi dei paesi non sviluppati sono state costantemente puntate sui problemi urbani. Tenere sotto controllo gli aggregati urbani (fonte del potere politico e di preoccupazioni di ordine pubblico) significa tenere bassi i prezzi delle derrate alimentari di base che ivi si consumano: l’agricoltura locale ne esce penalizzata perché non è remunerativa; il bilancio commerciale viene rovinato dalla dipendenza da derrate importate (ed eventualmente rivendute a prezzo politico sui mercati urbani). Come tutti possono capire, il gatto si morde la coda. Una popolazione rurale emarginata e incapace di far fruttare il proprio lavoro migrerà in città, acuendo il problema. E chi rimane mantiene una produttività così bassa che persino aree rurali e agricole dipendono da derrate alimentari di provenienza esterna e quindi, di fronte ad un aumento del costo delle stesse, non hanno difese. Viene eliminata quella che poteva essere una opportunità (la relazione città/campagna). Ci sono aspetti ideologici alla base di questa posizione (il controllo delle città è decisivo per il potere; lo sviluppo è industrializzazione, come molti economisti hanno per tanto tempo ritenuto e insegnato ai politici: la famosa frase di Lenin non si discosta da questa idea: lo sviluppo sono i soviet più l’elettrificazione). Più profondamente c’è una mancanza di coscienza del bene comune, sia fra le nazioni (vedi la prima delle cause citate) sia a livello di singoli paesi (e per questo rimando alla seconda).
Come fare a ricostruire tale coscienza? Rispondo un po’ velocemente, quasi per slogan. Innanzitutto incontrando la gente, non solo risolvendo bisogni. Il tema è già stato accennato da Simona Beretta in un suo intervento su queste stesse pagine, quando affermava la necessità di politiche “micro” attente alla vita della gente, politiche capaci di educare ad cambiamento. Io credo che questo punto sia decisivo. Lo sviluppo sostenibile è il “mettersi un moto” di persone e gruppi sociali per l’esperienza e l’evidenza che un cambiamento è possibile. Occorre partire da lì: e questo implica uomini che aiutino nell’accompagnare simili esperienze. Le mie antiche letture di storia dell’agricoltura in Italia mi fanno ricordare che la nostra rivoluzione economica nelle campagne avvenne grazie alle “cattedre itineranti” di agricoltura che, incontrando la gente dove viveva e nei suoi problemi concreti, diffusero conoscenze e opportunità. Crearono cioè quelle capacità che la letteratura sul capitale sociale chiama relazioni “bridging”, ovvero che mettono in dialogo una determinata area o comunità con il più ampio contesto sociale e le sue opportunità. In molti paesi poveri i legami esclusivamente locali, interni ad un determinato gruppo (villaggio, etnia), possono essere forti, ma sono “bonding” e difensivi. Aiutano nelle difficoltà ma non aprono a prospettive. E quando le difficoltà, come nel presente caso dell’emergenza cibo, sono troppo forti, tali legami diventano incapaci di difendere e “saltano" [1]. Questo aspetto educativo è il passo di base. In secondo luogo, dando più “voce” a simili realtà, anche a livello politico, nei singoli paesi: queste azioni devono essere riconosciute, valorizzate e diventare la base di politiche più estese. Credo che l’incapacità dei governi a riconoscere e valorizzare tale lavoro di base (per paura di perdere potere) cancelli una ricchezza d’esperienza che pur c’è e costringa questa stessa esperienza a ricadere in un localismo mortificante e – come detto – difensivo. La coscienza del bene comune nasce infatti da un’esperienza concreta, non è un’idea.In terzo luogo facendo lo stesso a livello di solidarietà e cooperazione internazionale: riconoscendo, valorizzando questo lavoro di base, assumendolo come partner privilegiato; aiutando inoltre gli stati a collaborare, in partnership reale, con il quadro opportuno di politiche. Che è un l’opposto di quello che si sta facendo.
Credo che anche la gestione dell’emergenza parta da questi passi. Va bene creare un “fondo strategico” a livello internazionale o altre misure simili, come giustamente viene proposto. Tuttavia occorre andare più a fondo e gestire l’emergenza valorizzando attori che – per cultura, per vocazione, per DNA starei per dire – siano pronti a continuare il lavoro di costruzione di esperienza con la gente e abbiano l’intelligenza, riflettendo su tale esperienza, di tradurla in proposte di politica come quelle dette, evitando un ulteriore intervento che si ferma al momento assistenzialistico. Perché, a ben vedere, l’aumento dei prezzi potrebbe persino essere un fattore di aiuto per le realtà rurali di determinati paesi a cambiare radicalmente e in meglio.
[1] Lo Special Program for Food Security (SPFS) della FAO, che iniziò con operazioni grassroot di educazione tecnica a gruppi di contadini in aree rurali, di fatto, credo per mancanza di educazione degli operatori, si è fermato ad un miglioramento tecnico senza generare istituzioni e capacità capaci di connettere le comunità locali ad opportunità di sviluppo di più ampio respiro.
Ogni territorio è illuminato
I distretti economici si muovono, si “aprono” a nuove contaminazioni, anche se non in modo compatto. Ciò che emerge chiaramente in questi ultimi anni è che le imprese distrettuali non possono essere semplicisticamente trattate come categoria internamente indifferenziata. Sotto la generica etichetta del distretto, alcune aziende hanno scelto di svolgere il ruolo da leader; altre invece hanno deciso di accomodarsi sotto l’ombrello dei campioni. Un caso evidente è la presenza di alcune imprese internazionali nelle economie locali, innescata dall’ingresso dall’esterno di aziende frutto di scelte di localizzazione nella rete distrettuale locale o dalla forte crescita di imprese locali che diventano globali.
È stata una metamorfosi del sistema locale che, attraverso un lento processo di verticalizzazione della propria struttura, ha cercato di adeguarsi alla globalizzazione. La trasformazione impone una robusta discontinuità e il processo di rinnovo non è ancora terminato: bisogna non abbassare la guardia e vale la pena dettagliare gli ingredienti per la cura e la ricetta per giungere collettivamente a destinazione. Serve una nuova stagione dell’economia locale, facendo giocare al territorio un altro ruolo rispetto alle decadi del Novecento.
Il territorio necessita di skill terziarie, per elaborare nuovi business model che si concentrino su produzioni più intelligenti, magari decentrando la fabbricazione più operativa a minor valore aggiunto nei paesi in via di sviluppo e puntando maggiormente sui vantaggi dati dalle risorse intangibili, più in linea con i paradigmi della nuova concorrenza globale. Nell’economia della conoscenza, le nuove idee, la creatività, l’inventiva, la capacità di applicare il nuovo saper fare costituiscono le vere leve della competizione. Ed è sul territorio, e in particolare sulla trasformazione cognitiva del territorio che bisogna scommettere, facendo crescere le identità collettive di ambizione e di scala dimensionale. Tutti gli studi sul milieu innovateur ci confortano che la realtà urbana è ciò che riesce a produrre il miglioramento della creatività locale, la capacità di realizzare innovazioni e di ridurre l’incertezza attraverso una maggiore trasparenza informativa e un più veloce controllo sulle strategie delle imprese. È sul contesto geografico che si formano interessi e identità collettivi ed è pertanto lì che si può richiamare la responsabilità di tutti a rilanciare lo sviluppo e a razionalizzare spese e interventi. È sul territorio che si rilancia l’economia simbolica della città, mettendo in circolo le conoscenze implicite ed esplicite che sono disponibili nei vari operatori e contaminando con le necessarie intersezioni le comunità professionali che sanno affrontare il nuovo. Il distretto, con nodi di reti sempre più estese e interconnesse, attrae flussi di mobilità e, con le popolazioni immigrate, apre la comunità locale a una logica più interculturale. E anche il turismo diviene un’attività economica pregiata e non più residuale, tanto da rivitalizzare il tessuto insediativo urbano.
La cultura e la creatività divengono pertanto motore centrale e propulsivo dell’intera geografia locale, anche se non sono immaginabili distretti culturali che sostituiscano i distretti industriali (a meno che non esista in loco una rendita di posizione derivante dallo sfruttamento di “stock di capitale culturale”, come nel caso delle città d’arte), né tantomeno sono da ricercare separazioni tra industrie tradizionali e industrie creative. La cultura e l’arte diventano più semplicemente tra gli input fondamentali del processo produttivo della nuova catena del valore. La risposta al nuovo stadio del distretto produttivo e del capitalismo territoriale è pertanto un distretto economico evoluto con complementarità strategiche tra filiere differenti, come è l’esempio recente di Torino, dove si è riusciti a far convivere la tradizione motoristica con il più fresco sviluppo del cinema e dell’audiovisivo.
In questo passaggio storico c’è un sostanziale cambiamento della politica industriale, che trasforma le economie locali da “eredità” a “progetto”. I distretti non vengono più solo intesi come elementi storico-geografici della realtà economica del paese. I territori non sono più solo natura spontanea e auto-organizzata. Con il nuovo business model essi vengono pensati e agiti come strumenti di politica per l’innovazione. Come dicono gli urban studies, dove l’urbanistica si mescola all’economia regionale e alla sociologia delle professioni, il futuro è nelle mani del territorio illuminato, guidato e pianificato in modo consapevole, abile a rinnovare il proprio patrimonio di conoscenze, a partire da un ripensamento della creatività.
dal quotidiano della Bocconi "Via Sarfatti 25"
lunedì 5 maggio 2008
A napoli i film della Malastrada
inviamo (in allegato) la locandina delle proiezioni napoletane dell'ultimo film della Malastrada.film (http://www.malastradafilm.com).
Due registi della Malastrada.film saranno a Napoli per alcuni giorni a presentare il loro ultimo film (un film di viaggio in Burkina Faso a vent'anni dall'assassinio di Thomas Sankara).
Il GRIDAS li ospiterà per la proiezione di venerdì 9 maggio (ore 18:30), che si inserisce nell'ambito del cineforum settimanale gratuito.
Poi saranno alla cooperativa d'arte sociale "Cantolibre", sempre nell'ambito di un cineforum periodico, per la proiezione di domenica 11 maggio (ore 18:00).
Infine, lunedì 12 maggio (ore 19:00), saranno a Officina99 per una serata di proiezioni di alcuni film sul Burkina Faso e altri lavori della Malastrada.film.
L'ultimo lavoro della Malastrada.film, "Même Père Même Mère", è stato prodotto utilizzando il sistema delle produzioni dal basso (http://www.produzionidalbasso.com) che pure ci piace promuovere insieme al film e di cui parleremo nel corso della serata di venerdì con i registi che hanno scelto non a caso e non solo per questo ultimo lavoro un sistema di autoproduzione che parte dal basso e dal basso si diffonde.
Vi chiediamo, e suggeriamo, di essere presenti perché può essere una interessante occasione di scambio culturale dalla quale può nascere una riflessione su altri modi di fare informazione e su altri metodi di far circolare cultura e produzioni non omologate.
Vi aspettiamo,
il GRIDAS.
GRIDAS (Gruppo risveglio dal sonno)
Casa delle Culture "Nuvola Rossa"
Via Monte Rosa 90/b - Ina Casa - Scampìa, Napoli
web: www.felicepignataro.org/gridas
e-mail: gridas@felicepignataro.org
Gestione rifiuti
vi invitano al convegno dal titolo:
Gestione rifiuti
Incontro delle istituzioni locali
con il commissario De Gennaro e con i cittadini,
in vista della prossima scadenza del mandato commissariale.
8 MAGGIO 2008 h 17
Circolo Artistico Politecnico ,Piazza Trieste e Trento
Maggiori dettagli al link
http://comitatoprimamunicipalita.wordpress.com/2008/05/05/incontro-sulla-gestione-dei-rifiuti-8-maggio-2008/
sabato 3 maggio 2008
Tibet: Delegazione tibetana domani in Cina
Agi, 2 maggio 2008
Martini: il futuro della gestione dei rifiuti in Toscana
Il Wuppertal Institute - ha aggiunto - uno dei centri di ricerca piu' prestigiosi sulle questioni ambientali, ha calcolato che per stabilizzare, non diminuire, la produzione di rifiuti bisognerebbe ridurre del 90% i prelievi di materia entro il 2050". Discorso diverso invece va fatto per la riduzione dei conferimenti in discarica. "L'obiettivo che si e' posta la Regione entro il 2010 e' quello di arrivare al 20%. Ma anche se riuscissimo, con l'aiuto di adeguate politiche economiche nazionali, a ridurre del 50% la produzione di rifiuti urbani, resterebbero circa 1,2 milioni di tonnellate annue da gestire alle quali si dovrebbero aggiungere oltre 7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali".
Un altro dato che la Toscana vorrebbe raddoppiare entro il 2012 e' quello della raccolta differenziata. "Attualmente siamo a quota 33,5%. Vorremmo centrare il nostro obiettivo puntando su azioni concrete. Gia' da quest'anno, con le risorse dell'ecotassa, vogliamo sostenere progetti innovativi di raccolta differenziata". (AGI)
giovedì 1 maggio 2008
Comune di Capannori (Lucca)
Come risolvere l'emergenza rifiuti senza inceneritori; l'alternatica c'è
Sabato 19 aprile alle ore 17 a 'Spazio Donna'
piazza Ferrovia Salerno
vedi il link: http://beppegrillo.meetup.com/273/messages/boards/thread/4529306#16953071
se ritenete che l'iniziativa possa essere di qualche interesse siete caldamente invitati a diffondere l'informazione.
un caro saluto enzo
Territori resistenti
resistenti. Comitato noexpo e altri.
Viticoltura biologica e sostenibile: è boom!
Tibet, La cina è fragile
Napoli, 29 Aprile ore 17
Università degli studi di Napoli "L'Orientale", Cappella Pappacoda, Largo San Giovanni Maggiore 30 partecipano:Lucio CARACCIOLO, Franco MAZZEI, Giorgio MANTICI, Giacomella OROFINO, THUBTEN TENZIN.
Lunedì 21 aprile ore 18,30 multicinema modernissimo.it via cisterna dell’olio 49/59 napoli
Presentazione del libro“Viaggio in Myanmar. La Birmania dal feudalesimo alla dittatura attraverso il colonialismo” di Mariateresa Sivieri e Pietro Tormen - ed. Cleup con proiezione di immagini accompagnate dalla musica di arpa birmana.
